La viabilità

La valle del Tevere costituiva un tramite naturale, in collegamento con le valle minori dei suoi affluenti, tra l'Italia centrale e la zona di Roma. Tracciati di varia entità si stabilirono da una parte e dall'altra della valle, e vari di essi furono poi ricalcati dalle vie di epoca storica. Ma mentre per il tratto più vicino a Roma sono ben individuabili i percorsi simmetrici della via salaria a sinistra e della via Tiberina a destra, a partire dalla zona a sud di Nazzano la natura stessa della valle, che si restringe moltissimo ed è costeggiata da alture abbastanza rilevate e dai fianchi scoscesi, ne impedì sempre una regolare prosecuzione, ed è significativo, per quanto riguarda la riva sinistra, che sia sempre mancata una viabilità lungo il fiume fino alla zona di Magliano. Sia la viabilità antica che. con varianti, la successiva, furono infatti costrette ad allontanarsi dall'alveo e, tenendosi a quote maggiori a cercare direttrici più comode e realizzabili con meno dispendio di mezzi. Ciò obbligò ovviamente a creare una serie di raccordi est- ovest che permettesse il collegamento sia con la via fluviale sia con le aree della riva opposta, raggiungibili con traghetti. Il più importante di questi raccordi fu certamente la via che da Forum Novum si dirigeva al Tevere passando a settentrione di Poggio Sommavilla, su una linea segnata da Madonna del Piano, Torre Grappignano e Colle Rosetta. Qui giungeva al fiume e tramite un traghetto, si raccordava con la via che, incrociando la Tiberina e la Flaminia si dirigeva ai centri dell'agro falisco.
Un sensibile cambiamento nel sistema viario con riflessi anche sui percorsi di minore importanza fu causato dalla Flaminia nel 220 a.C. da C. Flaminio. 

 

 

 

Come appare oggi l'antico tracciato della Via Flaminia

La via non si curava di connettersi direttamente con i principali centri de territori che attraversava ma fu egualmente considerata un'arteria di tale importanza da divenire l'asse portante del traffico e degli scambi economici. 
La via Flaminia attraversava il Tevere, passando dal territorio falisco a quello umbro sabino, all'altezza della stazione di Gallese Teverina, fino all'ottocento erano visibili nell'alveo fluviale i resti dei piloni di quello che doveva essere uno dei più grandi ponti della via: erano detti " le pile di Augusto" e vengono più volte menzionati e disegnati. ( Il ponte è stato identificato con il pons Minucius) . Fino alla costruzione di Ponte Felice da parte di Sisto V su disegno di Domenico Fontana nel 1589, ponte sul quale ancora oggi la Flaminia supera il Tevere, l'attraversamento del fiume continuava ad avvenire, anche dopo la rovina del ponte, più o meno nello stesso luogo mediante un traghetto collegato ad un cavo teso tra le due rive, come ci è documentato almeno dal Quattrocento.